
L’intervista
Betty Williams, nobel per la Pace 1976
di ANNA GIAMMETTA
E' nata a
Belfast, in Irlanda, mail suo cuore e i suoi progetti hanno “trovato casa” in Basilicata.
E' “la donna della Pace”, Betty
Williams, premiata con il Nobel nel 1976 perché,
dopoa ver assistito ad una sparatoria tra
soldati britannici e militanti dell'Ira in cui
rimaserouccisi tre bambini innocenti, decise di reagire con una petizione contro la violenza, e in pochi mesi portò migliaia
di persone in piazza, soprattutto donne,
cattoliche e protestanti. Da allora la sua vita è dedicata ai bambini, vittime di
conflitti armati; alla difesa dei loro diritti, alla
tutela della loro integrità. Da anni, gira
tutto il mondo e continua instancabilmente a
portare in ogni territorio il suo messaggio di pace, ma dal 23 novembre 2003, data in
cui il popolo lucano si mobilitò in massa
contro il governo nazionale per bloccare un deposito di scorie nucleari, ha deciso che
il suo ambizioso progetto, “La Città
della Pace” lo avrebbe realizzato proprio qui da
noi, in Italia, in Basilicata, a Scanzano
Jonico.
Quella marcia popolare, la marcia dei centomila come fu definita, che si
svolse in maniera umile e pacifista, conquistò il
premio Nobel tanto che, proprio in quel sito destinato al deposito di scorie
radioattive a giorni partiranno i lavori (il 15
dicembre è prevista l'apertura delle buste per
appaltarei lavori) per costruire una città
speciale, un luogo dedicato ai bambini orfani di guerra, in cui si respira e si respirerà
la pace. In occasione della presentazione
ufficiale del progetto, abbiamo incontrato questa donna combattiva e appassionata a Scanzano e scambiato qualche battuta. Difficile non rimanere affascinati dalla sua statura, dal portamento nordico,
dalla chioma ordinata e raccolta in un
elegante chignon sulla nuca e dai suoi occhi
azzurri. Una donna tanto carismatica e avvolta nel suo ruolo, quanto simpatica nella
sua disarmante semplicità.
Signora Williams cos'è per lei la pace?
«Essere nella cucina di casa mia, con i miei figli accanto e le pentole sul gas».
Nel 1976 lei ha ricevuto il premio Nobel per la pace, motivato dal “coraggio delle persone comuni che hanno fatto il primo passo”. Qual è la molla che deve indurre l'umanità ad intraprendere il cammino di pace?
«Il destino è nelle mani di tutti noi. Ognuno deve fare la sua parte e ciascuno per la propria competenza. Non esistono piccoli o grandi gesti per raggiungere
la pace esistono solo “i gesti”; le
intenzioni di pace. Poi ognuno segue un proprio
percorso per realizzarli».
Perché ha scelto la Basilicata per
costruire “La città della Pace e dei bambini”?
«Io non ho scelto la Basilicata è stata
la Basilicata, quando è scesa in piazza,
che ha scelto me e le mie idee. Io per anni pregavo il Signore affinché mi desse delle indicazioni sul luogo più adatto per realizzare il mio progetto.
Ho saputo della vostra protesta ed è nata
così l'idea e la convinzione che il sito era
quello giusto».
Si dice: Se vuoi la pace prepara la
pace.Cosa si sta facendo in fatto di
educazione alla pace?
«Si sta facendo molto, a cominciare
dalle scuole. La stessa città della pace avrà
al suo interno, corsi formativi dedicati al
tema. Inoltre la città di Scanzano sarà il
modello da seguire per poter realizzare altri
centri in altre parti del mondo. Sappiamo che
non sarà facile costruire tutto questo, ma
quello che bisogna capire è che in tutto il
mondo ci sono milioni di orfani di guerra». |